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giovedì 2 agosto 2012

Film 1998: The Truman show


Stavo giusto facendo zamping davanti al televisore, quando mi sono apparse davanti una serie infinita di Reality show. Da non credere quanto l'essere umano sprechi così tanta energia per costruire simili idiozie. Mi viene subito alla memoria il film “The Truman Show”. Forse il paragone non è un gran che azzeccato, visto che almeno il protagonista non aveva la benché minima percezione di quello che gli stava accadendo, ma guardando per un secondo quelle immagini, non ho potuto far a meno di pensare.
Nel 1998 Peter Weir (regista del film) irrompe sul grande schermo quasi come una sorta di profezia tanto temeraria quanto giusta e veritiera per gli anni futuri: la visione di una televisione dal potere incontrollato e devastante, e dell’impatto che i reality Show avrebbero avuto sul pubblico.
Sono passati più di 10 anni dall’uscita nelle sale di “The Truman Show”, e da quando questo film è comparso nei cinema la televisione si è trasformata in qualcos'altro: dal primo reality ne è sopraggiunto un secondo e poi un terzo, un quarto... fino ad arrivare a intere produzioni in serie, il cui successo è andato oltre ogni aspettativa (ahimè, purtroppo è così), e il fenomeno sembra non subire crisi. Ed è stato così che i palinsesti di quasi tutte le emittenti televisive sono stati inondati da questo nuovo, funesto, tsunami. I film trasmessi in prima serata sono diventati sempre più delle eccezioni, quasi dei ricordi sbiaditi, e anche i talk show hanno dovuto adattarsi ai nuovi format. A fare audience sono le vicende private della gente comune, e ci si è spinti così tanto in questa direzione che oramai risulta invisibile il confine che separa la finzione televisiva dalla realtà umana, fin quando non si trasforma tutto in una grande bolgia. Ad esempio, protagonisti del Grande Fratello sono personaggi sempre meno “comuni” e sempre più “estroversi” (se così si può dire).


Ma, tornando al film, la storia di Truman in breve è questa: per i primi trent'anni - esattamente 10909 giorni - nella vita insapore di Truman Burbank (Jim Carrey) sono stati banalmente lisci come l'olio nella tranquilla e incolore comunità suburbana di Seahaven. Un giorno, però, accade qualcosa di insospettabile: dal cielo piove un gigantesco riflettore, poi iniziano ad accadere delle cose insolite.


Truman si sente quasi seguito, le fotografie di famiglia sembrano quasi finte, le macchine e i cittadini si comportano in maniera quasi strana. Insomma, Truman avverte che c'è qualcosa che non va nella sua vita, e ben presto ne scopre l'orrendo motivo: La sua vita non esiste.
L'isolotto su cui abita, Seahaven, è un gigantesco studio televisivo creato dal regista Christof (uno spietato Ed Harris). Tutte le persone che Truman incontra e con le quali si relaziona sono degli attori, compresi i genitori, l'amico Marlon

 (Noah Emmerich) e sua moglie Meryl (Laura Linney), che sembra essere quasi uscita da un cartellone pubblicitario perché durante il film non perde mai tempo a rivolgersi alla telecamera per fare pubblicità in diretta, anche quando il marito sta andando sull'orlo di una crisi di nervi.


Tutte le vicende sono pianificate e deviate dalla produzione; anche il giorno e la notte non sono veri, ma artificiali, così come il cielo - dipinto sulla cupola del mega studio - , il mare, i fenomeni atmosferici le abitazioni e le strade.


I nomi dati ai personaggi nel film non a caso sono pieni di significati simbolici.
Il nome del protagonista, Truman Burbank è composto da due parole inglesi: "True" (vero) e "Man" (uomo). Questo indica subito che Truman è l'unico ad essere reale nello show, e ogni altro uomo è finto. Il significato contenuto nel nome è ulteriormente sottolineato nel dialogo finale fra Truman e Christof:
Truman: "Non c'era niente di vero?" Christof: "Tu eri vero!".
Il cognome di Truman, Burbank, fa riferimento alla città di Burbank in California, sede di molti studi televisivi e cinematografici.
Invece Meryl, la consorte di Truman, è così chiamata in riferimento a Meryl Streep, l'omonima attrice. Infatti anche lei non è nient'altro che un'attrice che recita il ruolo di qualcuno che ama Truman, ma lei in realtà non prova nessun sentimento per lui. Marlon invece, che è il presunto miglior amico di Truman, prende il nome da Marlon Brando. Anche lui, come Meryl, è solo un attore che non ha veri sentimenti di amicizia. E in fine c'è Christof, il “creatore”.

Il suo nome di fatti è un'allusione a Cristo: Christof osserva il “suo mondo” dal cielo, all'interno della falsa luna dove ha sede lo studio. Un ulteriore punto di vista propone "Christ"-""of(f)" cioè “l'assenza di Cristo”, per sottolineare come il personaggio sia maledettamente simile ad un diabolico burattinaio. Ogni strada o piazza nella città di Truman ha il nome di un attore (come ad esempio “Lancaster Square”). Il nome della barca con la quale Truman decide di affrontare il mare per fuggire dalla città, è la Santa Maria, come una delle caravelle di Cristoforo Colombo che uscirono dal mondo allora conosciuto varcando l'ignoto per approdare a un nuovo mondo. La città artificiale nella quale vive si chiama Seahaven, letteralmente "rifugio di mare", o "porto sicuro", riferito a un luogo che doveva apparire a Truman il più rassicurante possibile (come si vede, in tutta la sua vita il protagonista viene continuamente dissuaso dal tentare di uscire dalla città), e il nome inoltre, con la sua assonanza con heaven (in inglese, paradiso) richiama a un'idea di luogo ameno e idilliaco. Nella targa dell'auto di Truman, inquadrata in primo piano in una scena del film, si legge: “Seahaven - il posto migliore in cui vivere”.
La sferzante ironia del regista Peter Weir però non condanna solo il mezzo televisivo e i suoi manovratori, comunque altamente condannabili. Che hanno sempre la smania di essere superiori a tutto, (significativa la frase di Christof mentre parla con Truman, verso la fine, «Io sono il Creatore - pausa - di uno show televisivo»), ma anche il pubblico, che segue ininterrottamente le vicende di Truman dalla sua nascita, non riuscendo a staccarsi mai dalla TV, quasi come se ci si fosse incollato sopra.
Per anni esso segue come ipnotizzato lo show in tv. Gli spettatori hanno persino le case piene di gadget dello show, cuscini con la faccia di Truman, tazze, e accessori. Il pubblico segue costantemente le vicende di Truman, a qualsiasi orario e da qualsiasi luogo in cui si trova (anche a lavoro o addirittura in bagno), del giorno e della notte (guarda la televisione persino mentre Truman non fa altro che dormire, di notte).
Truman fa quasi integralmente parte della sua vita.
Certo, fa il tifo per lui durante la sua fuga, ma solo perché in cerca di uno spettacolo maggiormente appassionante, mentre per trent'anni non si è mai indignato. Non ha fatto mai nulla.


In conclusione, un ottimo film, assolutamente da vedere.


Voto:
5/5



5 commenti:

  1. Bello il commento e la critica| Sei maiuscola. Tvb

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  2. Tanti auguri a te, tanti auguri a te! tvb papà

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  3. Belli i post su Truman Show e Indiana Jones di cui candivido l anagrafe. Mi piace! Luisa57

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  4. Questo film è fantastico. L'ho visto più di una volta. Intelligente e sofisticato ed è davvero stupefacente come abbia in un certo senso "profetizzato" la nascita dei reality. Comunque non avevo mai fatto caso alla simbologia dietro ai nomi! Assurdo! Questo mi fa apprezzare ancora di più il film! Grazie di avermi fatto scoprire questo lato che mi era rimasto nascosto del film. Davvero un bel post. Si vede che ci metti tanta passione. Il cinema devi proprio amarlo tanto! Hai tutta la mia stima! Complimenti!

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